5 lezioni su trasformazione digitale e impatto sociale
Quello che abbiamo imparato dal nostro percorso di accompagnamento come Innovation Advisor ad Equa Cooperativa Sociale per il Bando Evoluzioni
Che cosa succede quando una cooperativa sociale di grandi dimensioni, con decine di servizi e di progetti, e con centinaia di operatori sparsi sull’intero tessuto cittadino milanese, decide di investire sulla digitalizzazione dei propri processi?
Nel peggiore dei casi, può bloccarsi di fronte alla complessità e alle resistenze; nel migliore, l’adozione delle nuove tecnologie può avvenire in maniera efficace senza frizioni o problemi. Il caso perfetto però implicherebbe una vera e propria trasformazione digitale di tutto l’organismo cooperativo; qui la tecnologia diventa uno strumento di abilitazione di impatti e di perseguimento ancora più efficace della missione sociale.
Tre scenari, tutti e tre equamente possibili: tutto dipende dal come si fa questa digitalizzazione.
A tal proposito, abbiamo avuto il piacere di seguire da vicino, in questi mesi, un caso di innovazione digitale grazie al Bando Evoluzioni, di cui siamo Innovation Advisor.
Il progetto non è ancora concluso, ma possiamo già tirare le prime somme utili per capire come digitale e impatto possano rappresentare un’alleanza di valore e fecondarsi vicendevolmente. Il ringraziamento va ad Equa Cooperativa Sociale, che ci ha scelto in questo percorso, mostrandoci che sono loro che hanno tanto da insegnare a noi in materia, sia di impatti conseguiti, che di digitale.
IL PERCORSO CON EQUA COOPERATIVA SOCIALE
Equa Cooperativa Sociale nasce a Milano nel gennaio 2022 dalla fusione di due storiche realtà del terzo settore milanese: Genera e Tuttinsieme. Questa unione ha permesso di mettere a sistema oltre trent’anni di esperienza, creando una rete che oggi conta circa 400 professionisti e risponde in modo integrato ai bisogni del territorio.
Come cooperativa di tipo A, opera senza fini di lucro con l’obiettivo di promuovere la coesione sociale e il benessere della comunità. Le sue attività si articolano in tre macro-aree:
- Generazioni future: gestione di nidi e servizi socio-educativi per la prima infanzia e interventi nelle scuole;
- Cura e inclusione: assistenza domiciliare, centri diurni e supporto per anziani (anche con Alzheimer) e persone con disabilità;
- Comunità e diritti: progetti di social housing, accoglienza per minori stranieri, percorsi post-carcere e case rifugio per donne vittime di violenza. Opera capillarmente a Milano (specie nei Municipi 7, 8, 9) e nell’hinterland.
Il percorso, che la porta a compiere una vera e propria trasformazione digitale, affonda le radici, prima ancora che nel Bando, nella fusione stessa.
Da diversi anni, Equa è in prima linea nella messa a terra di sistemi informativi sempre più efficienti e nella strutturazione di piani strategici pluriennali, in cui la tecnologia gioca un ruolo abilitante fondamentale per la generazione di impatto sociale. Da molto tempo, infatti, la cooperativa si era resa conto che per migliorare i propri servizi, e per poter monitorare e valutare meglio l’impatto delle proprie azioni, doveva implementare tecnologie adeguate: non bastava fare e fare bene, ma bisognava anche raccogliere, tracciare, valutare e comunicare. A patto che tutto l’organismo cooperativo fosse parte di questa evoluzione culturale, prima che tecnologica.
Il percorso di Equa in Evoluzioni quindi si è concentrato su tre macro-aree, fondamentali per abilitare strategie future di sviluppo e di ampliamento degli impatti generati: sistemi avanzati di data management per la qualità e l’impatto; CRM a supporto del fundraising e AI per progettazione e gestione progetti.
Tutto ancora in divenire, ma già con alcuni pilastri ben solidi.
LE 5 LEZIONI APPRESE IN QUESTO PERCORSO
Le persone sono il cuore della trasformazione digitale, soprattutto nel sociale.
Gli strumenti digitali, da soli, non bastano. Anche i processi più solidi e le tecnologie più avanzate possono funzionare solo se vengono compresi, condivisi e integrati da chi li utilizzerà ogni giorno.
Per questo, in un percorso di innovazione digitale, è fondamentale coinvolgere l’organizzazione fin dalle prime fasi: non solo per raccogliere bisogni e criticità, ma per co-progettare soluzioni che possano essere riconosciute come patrimonio collettivo.
Nel percorso con Equa Cooperativa Sociale, questo passaggio è stato centrale. Direttori, direttrici, coordinatori e coordinatrici di servizio sono stati coinvolti a più riprese per far emergere esigenze, resistenze e priorità. Le decisioni sono state condivise a livello di comitato di gestione, privilegiando scelte collettive e consapevoli.
No data, no impact.
I dati non esauriscono il valore generato da una cooperativa sociale, ma aiutano a renderlo leggibile, condivisibile e più consapevole.
Per una realtà impact driven, misurare l’impatto non può essere un’attività isolata o accessoria. Deve diventare parte integrante del modo in cui l’organizzazione legge i propri servizi, valuta i risultati raggiunti e orienta le decisioni future.
In Equa, questa consapevolezza era già presente: mancavano però processi e strumenti trasversali per raccogliere, organizzare e valorizzare i dati in modo integrato.
Da qui è nato un lavoro di mappatura dei contesti, dei beneficiari, degli indicatori e dei servizi da cui partire per testare nuove modalità di raccolta dati per l’impatto.
Il digitale va governato, tra opportunità e rischi.
La tecnologia può migliorare l’esistente e ampliare la capacità di generare impatto. Ma gli strumenti digitali non sono mai neutri: vanno scelti, introdotti e governati con attenzione.
Questo è ancora più vero per una cooperativa sociale, dove l’adozione di nuovi strumenti può incidere su processi delicati, dati sensibili, carichi di lavoro e qualità della relazione con le persone.
L’introduzione di un assistente virtuale, di un gestionale o di strumenti basati sull’intelligenza artificiale apre opportunità importanti, ma anche domande operative ed etiche: chi utilizza lo strumento? Con quali finalità? Come vengono tutelati privacy e dati? Quale lavoro aggiuntivo viene richiesto agli operatori?
Nel percorso con Equa, queste domande sono state parte integrante del lavoro. Ogni scelta tecnologica è stata letta alla luce dei suoi benefici, dei suoi rischi e della sua coerenza con la missione sociale dell’organizzazione.
Non è semplice digitalizzazione: è innovazione organizzativa.
Digitalizzare non significa acquistare un software o introdurre un nuovo strumento. Significa integrare quella tecnologia dentro un sistema fatto di persone, processi, responsabilità, flussi di lavoro e obiettivi condivisi.
Un CRM, per esempio, può rafforzare il fundraising solo se viene inserito in un’organizzazione capace di utilizzarlo, alimentarlo e valorizzarlo. Lo stesso vale per gli strumenti a supporto della progettazione o della gestione dei dati.
Per questo servono formazione, affiancamento, ascolto e capacità di rivedere i processi esistenti. La tecnologia può semplificare e migliorare il lavoro, ma solo se viene accompagnata da una reale gestione del cambiamento.
Nel caso di Equa, l’introduzione di nuovi strumenti non è stata calata dall’alto, ma inserita in un percorso di evoluzione organizzativa. Una trasformazione digitale efficace richiede metodo, cura delle relazioni e attenzione ai benefici concreti che può generare.
Serve equilibrio tra standardizzazione e personalizzazione.
In un’organizzazione ampia e articolata, come una cooperativa sociale con molti servizi e target diversi, standardizzare tutto non è possibile. Ma nemmeno rinunciare a costruire strumenti comuni.
La sfida è trovare un equilibrio: raccogliere dati trasversali e comparabili, senza perdere la specificità dei singoli servizi, dei contesti e delle persone coinvolte.
Nel percorso con Equa, questo equilibrio è stato affrontato attraverso strumenti di raccolta dati capaci di combinare elementi standard, utili per ottenere informazioni comuni e confrontabili, con sezioni più specifiche, pensate per leggere meglio bisogni, target e risultati dei diversi servizi.
È un equilibrio complesso, ma necessario. Perché nel sociale il valore generato non può essere ridotto alla sola statistica, ma ha bisogno di strumenti capaci di renderlo visibile senza semplificarlo troppo.
