Trenta team dal Mediterraneo: dentro il Capacity Building del Social Impact Prize
di Lavinia Carrese, Acceleration Manager
Trenta team, sei Paesi, sette incontri e una domanda di fondo: come si fa crescere un’impresa che non si limiti a risolvere un problema, ma agisca sulle cause e sulle dinamiche che lo alimentano, contribuendo a generare un cambiamento sistemico?
Da questa premessa si è sviluppato il programma di capacity building del Social Impact Prize, nato dall’evoluzione di 2030 Social Impact Prize, e promosso da a|cube e Ashoka Italia.
Non solo un premio, quindi, ma un percorso pensato per accompagnare startup orientate all’impatto e attive nell’area del Mediterraneo, nel rafforzamento del proprio modello, della sostenibilità economica e della capacità di generare un cambiamento sistemico.
Quest’anno, il capacity building ha riunito organizzazioni, startup e gruppi di lavoro provenienti da Italia, Siria, Spagna, Portogallo, Grecia e Turchia: realtà diverse per settore, mercato e contesto di riferimento, ma accomunate dalla stessa volontà di generare un impatto sociale e ambientale concreto, sostenibile e duraturo nel tempo.
A sostenere il progetto, il contributo di una rete internazionale di partner, tra cui Torino Social Impact, SocialFare, Fondazione Italiana Accenture, Onde Alte, Isola Catania, SpainNAB, Creas, Hellenic Impact Investing Network, BE-COME e Aleppo Digital District.
Il Mediterraneo, in questo contesto, non è solo un fattore di provenienza geografica. È uno spazio di confronto fatto di sfide comuni, differenze profonde, bisogni locali e possibilità di contaminazione. Un luogo in cui provare a immaginare nuove risposte a problemi che raramente si fermano ai confini di un singolo Paese.
Durante i sette incontri abbiamo lavorato su temi complementari e centrali per chi vuole sviluppare un modello impact-first: system change, purpose-driven strategy, valutazione d’impatto, pianificazione economico-finanziaria, collaborazione multi-stakeholder, governance & leadership.
Abbiamo parlato di come leggere un sistema prima di provare a cambiarlo, di come evitare che l’impatto resti uno slogan, di come costruire modelli economici coerenti con la propria missione e di come attivare alleanze che non siano semplicemente partnership sulla carta, ma relazioni solide fondate su obiettivi comuni, risorse condivise e competenze complementari.
Un confronto che ha arricchito non solo i partecipanti, ma anche noi di a|cube e Ashoka Italia, che abbiamo facilitato il percorso.
Una delle sfide principali che abbiamo affrontato è stata rendere la formazione online un’occasione per generare presenza, ingaggio e partecipazione reale.
Nel 2026 non è un aspetto secondario: tra giornate scandite da riunioni da remoto, fusi orari e connessioni non sempre stabili, un format digitale può facilmente diventare più faticoso che utile.
Da qui la scelta di alternare momenti di contenuto e workshop interattivi, lavori in piccoli gruppi ed esercitazioni pratiche.
A fare la differenza, però, è stata soprattutto la partecipazione dei team: la loro apertura, la disponibilità a mettersi in gioco, la volontà di condividere anche dubbi, passaggi ancora aperti e parti meno lineari del lavoro, confrontandosi con chi, dall’altra parte del Mediterraneo, stava affrontando sfide simili.
Perché costruire impatto non significa avere già tutte le risposte. Significa essere pronti a mettersi in discussione, rimanere curiosi e lasciare che idee, intuizioni e prospettive diverse si contaminino. È proprio da lì che, spesso, iniziano i cambiamenti più interessanti.
Le startup vincitrici
Il percorso è culminato nell’evento finale del Social Impact Prize, ospitato in Avanzi Coworking a Milano: un momento aperto di incontro, ascolto e confronto, in cui i cinque team finalisti hanno presentato i propri progetti davanti alla giuria, ai partner e alla community riunita intorno al premio.
A salire sul palco sono stati cinque progetti finalisti:
- Mashrou By Default, dalla Siria, lavora sulla rigenerazione di spazi e comunità attraverso creatività, produzione locale e innovazione culturale.
- Native Scientist, dal Portogallo, rende la scienza più accessibile, inclusiva e vicina alle nuove generazioni.
- Blood Academy, dalla Turchia, promuove consapevolezza, educazione e partecipazione intorno alla donazione di sangue.
- Prime Minister, dall’Italia, accompagna ragazze e giovani donne a diventare leader, changemaker e cittadine attive.
- LEILA, dall’Italia, sviluppa biblioteche degli oggetti e modelli di condivisione per rendere più accessibili beni, strumenti e risorse all’interno delle comunità.
Al termine dei pitch e del confronto con la giuria, la scelta non è stata semplice. Proprio per questo, la giuria ha deciso di premiare due progetti: Mashrou By Default e LEILA, che si divideranno il grant finale da 20.000 euro.
Questa edizione pilota ha confermato che esiste un bisogno reale di costruire condizioni più forti intorno alle imprese impact-first nel Mediterraneo.
Non solo capitale, formazione, visibilità, ma ecosistemi capaci di accompagnare, connettere e far crescere chi prova a cambiare le regole del gioco.
Il Social Impact Prize è nato come un invito a costruire queste condizioni insieme. Dopo questo percorso, e dopo l’energia dell’evento finale, questo invito ci sembra ancora più concreto.
